TFM amministratore, quanto conviene e come si calcola

In sintesi: Il TFM, trattamento di fine mandato, è un compenso differito che la società accantona ogni anno a favore dell’amministratore e liquida al termine della carica. Conviene quando è previsto da una delibera con data certa anteriore all’inizio del mandato: la società deduce gli accantonamenti per competenza e l’amministratore beneficia della tassazione separata, in genere più leggera dell’IRPEF ordinaria. L’importo deve restare congruo rispetto al compenso.

Il TFM amministratore è uno degli strumenti più efficienti per remunerare chi guida una società, ed è anche uno dei più sbagliati nella pratica: delibere tardive, importi sproporzionati, requisiti formali ignorati. Errori che costano cari, perché fanno perdere proprio i vantaggi fiscali per cui il TFM viene scelto.

Su questo blog abbiamo già spiegato cos’è il trattamento di fine mandato e come funziona la sua tassazione. Qui facciamo il passo successivo, quello operativo: quanto accantonare, come scrivere la delibera e quanto si risparmia davvero rispetto al compenso ordinario.

 

Le tre condizioni perché il TFM convenga

I vantaggi fiscali del TFM non sono automatici. Dipendono da tre condizioni, tutte necessarie:

  • la previsione del TFM nello statuto o in una delibera assembleare;
  • la data certa dell’atto, anteriore all’inizio del rapporto di amministrazione (o del suo rinnovo);
  • un importo determinato, o determinabile con un criterio oggettivo, e congruo rispetto al compenso dell’amministratore.

La delibera con data certa anteriore

È il requisito decisivo. L’art. 17, comma 1, lettera c) del TUIR riserva la tassazione separata alle indennità di fine mandato il cui diritto risulta da un atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto. La Cassazione lo ribadisce costantemente, da ultimo con le ordinanze n. 4854 del 25 febbraio 2025 e n. 16354 del 17 giugno 2025: senza atto con data certa anteriore niente deduzione per competenza per la società. Secondo l’orientamento oggi prevalente della Cassazione, la mancanza di un atto con data certa anteriore impedisce la deduzione degli accantonamenti per competenza e preclude l’applicazione della tassazione separata; una lettura minoritaria, sostenuta in passato da parte della dottrina e da alcune pronunce di merito, resta oggi recessiva.

La data certa si ottiene con strumenti semplici: verbale redatto da notaio, registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate, invio del verbale tramite PEC o apposizione di una marca temporale. La sequenza corretta va rispettata a ogni rinnovo della carica: prima la delibera che prevede il TFM e ne fissa l’importo, poi l’accettazione della nomina da parte dell’amministratore.

 

Quanto accantonare: la misura congrua

La legge non fissa parametri quantitativi per il TFM dell’amministratore. Nella prassi professionale l’accantonamento viene in genere commisurato al compenso annuo, con percentuali tra il 10% e il 30%, oppure espresso in mensilità. Ciò che conta è che la delibera indichi l’importo o un criterio oggettivo di calcolo e che il totale resti proporzionato al compenso, alle dimensioni della società e alla sua redditività.

Un esempio concreto: con un compenso amministratore di 80.000 euro l’anno, un TFM di 10.000-20.000 euro l’anno è in linea con la prassi; un TFM pari o superiore al compenso espone invece la società a contestazioni per antieconomicità, con il rischio di vedersi disconoscere la deduzione per la parte eccedente.

 

Quando e come deduce la società

Con una delibera dotata di data certa anteriore, l’accantonamento annuo è deducibile per competenza ai sensi dell’art. 105, comma 4, del TUIR: la società riduce il reddito imponibile ogni anno, anche se il TFM verrà pagato tra dieci. È un vantaggio finanziario concreto, che anticipa la deduzione rispetto al momento dell’esborso.

Senza data certa, la deduzione scatta solo per cassa, nell’esercizio in cui il TFM viene effettivamente pagato (art. 95, comma 5, TUIR), e l’amministratore perde la tassazione separata. In bilancio gli accantonamenti confluiscono in un fondo dedicato; molte società li affiancano a una polizza dedicata: non è obbligatoria, ma viene frequentemente utilizzata per costruire nel tempo la provvista finanziaria necessaria alla liquidazione dell’indennità e per ridurre il rischio di tensioni di liquidità future, pur con costi e vincoli da valutare.

 

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Come viene tassato l’amministratore

Se i requisiti sono rispettati, il TFM incassato non si cumula con gli altri redditi: sconta la tassazione separata, con l’aliquota media IRPEF del biennio precedente all’incasso. All’erogazione la società applica una ritenuta d’acconto del 20%; l’imposta definitiva è poi determinata dall’Agenzia delle Entrate applicando il meccanismo della tassazione separata previsto dagli artt. 17 e 21 del TUIR, basato sull’aliquota media dei periodi d’imposta di riferimento.

Attenzione a un limite spesso dimenticato: la tassazione separata si applica fino a 1.000.000 di euro di indennità (art. 24, comma 31, DL 201/2011); l’eventuale eccedenza concorre al reddito ordinario.

Sul fronte previdenziale, il TFM è imponibile nella Gestione separata INPS al momento dell’erogazione. Per il 2026 la circolare INPS n. 8/2026 fissa l’aliquota al 35,03% per gli amministratori privi di altra copertura obbligatoria e al 24% per pensionati o iscritti ad altre gestioni, con massimale di 122.295 euro; l’onere è ripartito per due terzi sulla società e per un terzo sull’amministratore, come per il compenso ordinario. Il TFM, quindi, non elimina la contribuzione previdenziale eventualmente dovuta, ma ne differisce il momento impositivo all’atto dell’erogazione. Per chi è anche socio lavoratore resta centrale il tema della doppia contribuzione INPS, da gestire nella pianificazione complessiva.

 

Esempio pratico: compenso subito o TFM?

Prendiamo un amministratore di SRL con compenso lordo di 80.000 euro l’anno, aliquota marginale IRPEF al 43% oltre alle addizionali. La società vuole destinargli ulteriori 10.000 euro l’anno per i prossimi dieci anni: meglio aumentare il compenso o deliberare un TFM?

Nell’ipotesi considerata il TFM fa risparmiare all’amministratore circa 11.000 euro su 100.000, oltre il 10% della somma, e il vantaggio cresce quanto più l’aliquota marginale supera l’aliquota media del biennio. I numeri sono indicativi: l’aliquota media dipende dai redditi dei due anni precedenti l’incasso, e va stimata caso per caso prima di deliberare. Il vantaggio dipende inoltre dalla durata del differimento, dieci anni in questo caso, e presuppone che la società conservi nel tempo la solidità finanziaria per onorare il TFM alla scadenza. Le stime riportate hanno finalità puramente illustrative e non rappresentano una simulazione fiscale personalizzata.

 

Gli errori che fanno perdere i benefici

  • deliberare il TFM dopo l’inizio del mandato, o senza dare data certa all’atto;
  • fissare importi sproporzionati rispetto al compenso e alle dimensioni della società;
  • dimenticare la nuova delibera a ogni rinnovo della carica;
  • rinunciare al TFM già accantonato senza valutarne gli effetti: per l’amministratore socio la rinuncia può, in determinate circostanze, generare fenomeni di incasso giuridico e conseguenti effetti fiscali anche in assenza di un effettivo pagamento;
  • considerare il TFM da solo, fuori dal mix complessivo di compenso, dividendi e fringe benefit di cui abbiamo parlato nella guida a come prelevare soldi dalla SRL.

 

Conclusioni

Il TFM resta una delle leve più efficienti nella remunerazione di chi amministra una società: la società deduce per competenza, l’amministratore incassa con tassazione separata. Ma è uno strumento formale, e i vantaggi dipendono interamente da delibera, data certa e congruità: gli stessi elementi che la giurisprudenza e l’amministrazione finanziaria verificano per prime. Inserito nel mix corretto insieme a compenso, dividendi e benefit, il TFM amministratore consente di pianificare con anni di anticipo una parte rilevante della propria uscita dalla carica.

La convenienza effettiva, però, non è uguale per tutti: va calcolata sui redditi attesi, sulla durata della carica e sulla situazione contributiva di ciascuno.

 

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FAQ – TFM amministratore

Il TFM è obbligatorio?

No. A differenza del TFR dei dipendenti, il TFM nasce solo se lo prevedono lo statuto o una delibera dell’assemblea: è una scelta della società, non un diritto automatico dell’amministratore.

Cosa succede se la delibera non ha data certa anteriore?

La società può dedurre il TFM solo per cassa, al momento del pagamento, e l’amministratore perde la tassazione separata: l’indennità si cumula con gli altri redditi e sconta l’IRPEF ordinaria. È l’orientamento costante della Cassazione, confermato anche nel 2025.

Quanto può essere alto il TFM?

Non esiste un tetto di legge, ma l’importo deve essere congruo, pur in assenza di parametri fissati dalla legge: nella prassi si resta tra il 10% e il 30% del compenso annuo. Sopra 1.000.000 di euro, in ogni caso, l’eccedenza non gode della tassazione separata.

Il TFM paga i contributi INPS?

Sì. Al momento dell’erogazione è imponibile in Gestione separata: nel 2026 con aliquota del 35,03% (24% per pensionati o iscritti ad altre casse), entro il massimale di 122.295 euro, per due terzi a carico della società e un terzo dell’amministratore.

Conviene sempre il TFM rispetto al compenso?

No. Conviene quando l’aliquota media del biennio precedente l’incasso è sensibilmente inferiore all’aliquota marginale e quando i requisiti formali sono rispettati. Per redditi medio-bassi il vantaggio si riduce: serve una simulazione caso per caso.

Il TFM può essere previsto anche per l’amministratore unico?

Sì. Il trattamento di fine mandato può essere deliberato anche a favore dell’amministratore unico, purché siano rispettati i requisiti di legge e sia presente un atto con data certa anteriore all’inizio o al rinnovo dell’incarico.

Il TFM può essere garantito da una polizza assicurativa?

Sì. Molte società utilizzano polizze dedicate per accumulare progressivamente le somme necessarie alla futura liquidazione del TFM, senza che ciò costituisca un obbligo normativo.

 

Le informazioni contenute in questa guida sono aggiornate alla normativa e alla prassi vigenti al 22 giugno 2026 (artt. 17, 21, 95 e 105 TUIR, art. 24, comma 31, DL 201/2011, circolare INPS n. 8/2026, ordinanze di Cassazione n. 4854/2025 e n. 16354/2025). Hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza individuale. Per la stima della convenienza nel tuo caso specifico è opportuno il confronto con il team di Metatasse, esperto in pianificazione fiscale e remunerazione degli amministratori.

 


Nei prossimi articoli vedremo cosa fare se arriva un avviso di accertamento e come si calcola il fringe benefit delle auto aziendali nel 2026, continuate a seguirci per ogni aggiornamento!