In sintesi. La SAS non paga l’IRES: il suo reddito è imputato ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili (art. 5 TUIR) e tassato con l’IRPEF progressiva, anche se non viene distribuito. Nel 2026 le aliquote sono 23%, 33% e 43%. I soci accomandatari che lavorano nella società versano anche i contributi INPS artigiani o commercianti; la società paga l’IRAP sul valore della produzione.
La società in accomandita semplice (SAS) è una scelta popolare tra gli imprenditori italiani, in particolare per coloro che desiderano una gestione aziendale flessibile combinata con una responsabilità differenziata tra i soci. Tuttavia, come per qualsiasi struttura societaria, la tassazione della SAS può essere complessa e incidere significativamente sui profitti aziendali.
In questa guida completa esamineremo approfonditamente la tassazione delle SAS, fornendo strategie pratiche ed efficaci per ridurne il peso fiscale.
Tassazione SAS: caratteristiche principali
La tassazione della società in accomandita semplice segue il principio della trasparenza fiscale. Ciò significa che il reddito generato dalla SAS non viene tassato direttamente a livello societario tramite IRES, ma viene attribuito individualmente ai soci, i quali devono dichiararlo nelle proprie dichiarazioni IRPEF personali.
Questo aspetto rappresenta un vantaggio per certi versi, poiché elimina la doppia imposizione fiscale. Tuttavia, se non gestito correttamente, può portare ad un significativo incremento del carico fiscale personale dei soci.
Responsabilità fiscale dei soci
Nella SAS esistono due categorie di soci con responsabilità diverse:
- Soci accomandatari: svolgono attività di gestione diretta e sono responsabili illimitatamente per i debiti della società.
- Soci accomandanti: hanno responsabilità limitata al capitale conferito e generalmente svolgono un ruolo passivo.
Fiscalmente, la distinzione comporta che i soci accomandatari, spesso detentori di quote più ampie e coinvolti attivamente nella gestione, siano soggetti a una tassazione più alta, specialmente quando la società genera redditi elevati.
Inoltre, i soci della SAS sono tenuti a versare anche i contributi INPS, i quali riguardano soltanto i soci accomandatari. I soci accomandanti di conseguenza hanno un carico fiscale più basso, dal momento che non pagano contributi INPS.
Il calcolo della tassazione per le società in accomandita semplice
Il processo di calcolo della tassazione per le SAS prevede innanzitutto una precisa determinazione dell’utile imponibile secondo le norme che disciplinano il reddito d’impresa. Una volta calcolato tale utile, esso viene distribuito tra i soci in base alla loro quota di partecipazione.
Ogni socio è dunque obbligato a dichiarare la propria quota di reddito derivante dalla SAS nella dichiarazione IRPEF personale annuale. Le aliquote IRPEF applicate sono progressive, quindi aumentano all’aumentare del reddito complessivo dichiarato dal socio. Dal 2026, per effetto della riforma fiscale e della Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025), l’IRPEF prevede tre scaglioni di reddito::
- fino a 28.000 euro: aliquota del 23%;
- da 28.001 a 50.000 euro: aliquota del 33%;
- oltre 50.000 euro: aliquota del 43%.
Esempio pratico di calcolo della tassazione per soci di una SAS
Supponiamo una SAS composta da due soci, Mario (socio accomandatario con quota del 70%) e Luca (socio accomandante con quota del 30%). L’utile imponibile della società per l’anno fiscale è di 100.000 euro.
Mario dovrà dichiarare il 70% dell’utile, cioè 70.000 euro. In quanto socio accomandatario che lavora nella società, è iscritto alla gestione INPS commercianti o artigiani.
Ipotizzando che sia un commerciante, i contributi 2026 (circolare INPS n. 14/2026) sono:
– contributo fisso sul minimale di 18.808 euro: 4.611,64 euro; – 24,48% sulla parte da 18.808 a 56.224 euro (37.416 euro): 9.159,44 euro; – 25,48% sulla parte oltre 56.224 euro (13.776 euro): 3.510,12 euro.
Totale contributi INPS di Mario: 17.281,20 euro.
I contributi sono deducibili dal reddito complessivo, quindi l’imponibile IRPEF di Mario scende a 52.718,80 euro (70.000 meno 17.281,20). Applicando gli scaglioni 2026:
– fino a 28.000 euro al 23%: 6.440 euro; – da 28.001 a 50.000 euro (22.000 euro) al 33%: 7.260 euro; – oltre 50.000 euro (2.718,80 euro) al 43%: 1.169,08 euro.
Totale IRPEF di Mario: 14.869,08 euro. Sommando IRPEF e contributi, Mario sostiene oneri per circa 32.150 euro.
Luca, socio accomandante, dichiara 30.000 euro (30% dell’utile) e non versa contributi INPS, perché non partecipa alla gestione:
– fino a 28.000 euro al 23%: 6.440 euro; – da 28.001 a 30.000 euro (2.000 euro) al 33%: 660 euro.
Totale IRPEF di Luca: 7.100 euro.
Per semplicità l’esempio ipotizza che i contributi dell’anno siano versati e dedotti nello stesso periodo e non considera detrazioni, addizionali regionali e comunali e l’IRAP dovuta dalla società.
Questi esempi illustrano chiaramente come la distribuzione degli utili possa influenzare significativamente il carico fiscale complessivo dei soci.
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Come ridurre la tassazione SAS: strategie approfondite
Minimizzare il carico fiscale è un obiettivo essenziale per garantire la sostenibilità e la competitività aziendale. Ecco alcune strategie avanzate per ottimizzare la tassazione SAS:
1. Accurata pianificazione fiscale
Un primo passo efficace è assicurarsi che tutte le spese deducibili siano correttamente identificate, documentate e registrate. Tra queste, rientrano:
- Costi diretti di produzione e acquisto materie prime;
- Spese per consulenze e servizi professionali;
- Ammortamento beni strumentali;
- Costi del personale e contributi previdenziali;
- Costi energetici e affitti commerciali.
Una contabilità accurata consente di sfruttare appieno queste deduzioni, riducendo significativamente l’utile imponibile.
Ulteriori strategie per ridurre concretamente la tassazione includono:
- Rimborsi trasferte: somme riconosciute per trasferte fuori sede, deducibili per l’azienda e in parte esenti per i beneficiari, alleggerendo il carico fiscale complessivo.
- TFM (Trattamento di Fine Mandato): indennità accantonata per gli amministratori, deducibile fiscalmente per la società e tassata separatamente in modo vantaggioso al momento dell’erogazione. Il TFM può essere previsto solo con apposito patto tra soci (es. ai soci accomandatari), ma non è automatico né privo di rischi fiscali (l’Agenzia delle Entrate lo contesta spesso se non deliberato correttamente). Il TFM va previsto da scrittura privata autenticata o atto notarile antecedente l’inizio dell’attività, per essere deducibile fiscalmente. Quindi è bene che lo strumento sia implementato da chi sa come renderlo fiscalmente incontestabile.
- Welfare aziendale: l’offerta di beni e servizi ai dipendenti (es. buoni spesa, formazione, viaggi), che sono deducibili per l’azienda e non soggetti a contributi INPS e INAIL, riducendo il costo del lavoro e migliorando la soddisfazione dei collaboratori.
Applicare correttamente queste strategie permette alla SAS di ridurre significativamente il carico fiscale e migliorare la gestione finanziaria complessiva.
2. Ripartizione strategica degli utili tra i soci
Dal momento che la tassazione IRPEF è progressiva, la ripartizione del reddito tra i soci incide sul carico fiscale complessivo. Il reddito della SAS è imputato a ciascun socio in proporzione alla sua quota di partecipazione agli utili, anche se non viene distribuito (art. 5 del TUIR). Le quote si presumono proporzionate ai conferimenti, ma possono essere fissate diversamente con atto pubblico o scrittura privata autenticata di data anteriore all’inizio del periodo d’imposta. Una scelta che va quindi pianificata prima, non decisa a fine anno.
3. Accesso ad agevolazioni fiscali
L’ordinamento fiscale italiano mette a disposizione diverse agevolazioni che possono ridurre significativamente il carico fiscale per le SAS:
- Credito d’imposta per investimenti in innovazione e digitalizzazione: incentiva gli investimenti tecnologici, offrendo significativi risparmi fiscali.
- Iperammortamento 2026-2028: la Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) consente anche alle società di persone di maggiorare il costo dei beni strumentali 4.0 e 5.0 del 180% fino a 2,5 milioni di euro di investimento, con aliquote decrescenti oltre questa soglia, per gli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028.
Utilizzare queste opportunità richiede una pianificazione fiscale avanzata e una consulenza esperta per garantire la conformità alle norme vigenti.
4. Valutare il passaggio a una SRL
Un’ulteriore opzione strategica per ridurre la tassazione complessiva è considerare la trasformazione della SAS in una società a responsabilità limitata (SRL). La SRL, infatti, è soggetta a un regime di tassazione diverso che prevede l’applicazione dell’IRES con aliquota fissa, generalmente più conveniente per le società che realizzano utili significativi.
Questo passaggio può risultare particolarmente vantaggioso in situazioni in cui:
- Gli utili aziendali sono elevati e comportano una pressione fiscale IRPEF eccessiva;
- Si desidera limitare ulteriormente la responsabilità personale dei soci, beneficiando della maggiore protezione patrimoniale offerta dalla SRL;
- La struttura societaria richiede maggiore chiarezza e formalità nei rapporti tra soci e gestione aziendale.
Il passaggio a una SRL, tuttavia, richiede un’attenta analisi preventiva, poiché comporta maggiori obblighi formali e contabili, e soprattutto richiede ancora più attenzione nella fase di pianificazione fiscale da parte di esperti.
Errori comuni nella gestione della tassazione SAS
Gli imprenditori spesso commettono errori nella gestione fiscale, aumentando involontariamente il proprio carico fiscale:
- Documentazione inadeguata delle spese: la mancanza di fatture o ricevute precise e dettagliate limita le deduzioni possibili.
- Distribuzione degli utili non ottimizzata: ignorare le diverse situazioni fiscali personali dei soci porta spesso a una tassazione complessiva maggiore.
- Sottovalutazione delle opportunità fiscali: trascurare regimi agevolati o benefici disponibili può far perdere importanti opportunità di risparmio.
Conclusioni
Gestire correttamente la tassazione delle SAS è complesso, ma attraverso un’attenta pianificazione fiscale e l’applicazione di strategie mirate è possibile ridurre sensibilmente il carico fiscale.
Investire nella competenza e nell’esperienza di professionisti del settore fiscale rappresenta una scelta fondamentale per assicurare alla tua SAS una solida crescita economica e un futuro finanziario sostenibile.
FAQ sulla tassazione della SAS
1. Come viene tassata una SAS?
La SAS è fiscalmente trasparente: non paga l’IRES e il suo reddito d’impresa viene imputato ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili, che lo dichiarano ai fini IRPEF anche se non lo hanno incassato. La società resta soggetta all’IRAP e agli obblighi IVA.
2. Il socio accomandante paga i contributi INPS?
No, se non partecipa alla gestione dell’attività. I contributi alla gestione artigiani o commercianti sono dovuti dai soci accomandatari che lavorano nella società con abitualità e prevalenza. Nel 2026 il minimale di reddito è di 18.808 euro e le aliquote sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti.
3. Gli utili della SAS si possono ripartire liberamente tra i soci?
No. Il reddito è imputato in proporzione alle quote di partecipazione agli utili, che si presumono proporzionate ai conferimenti. Una ripartizione diversa è possibile solo se risulta da atto pubblico o scrittura privata autenticata con data anteriore all’inizio del periodo d’imposta.
4. Quando conviene trasformare la SAS in SRL?
In genere quando il reddito dei soci si colloca stabilmente nello scaglione IRPEF del 43%: la SRL paga l’IRES al 24% e i soci sono tassati al 26% solo sugli utili distribuiti. La convenienza va verificata considerando contributi, costi di gestione e obblighi contabili più elevati.